Architettura, Arte, Fotografia, Viaggi

In un’altra dimensione

All’estremità del parco archeologico di Venosa, dalla parte opposta rispetto all’entrata con la biglietteria, troneggia in tutta la sua maestosità il complesso abbaziale benedettino della SS. Trinità da cui si accede alla cosiddetta “incompiuta”, vale a dire la chiesa costruita in epoca normanna e rimasta in una condizione di perpetua sospensione temporale. Una volta entrati, la percezione dello spazio e del tempo cambiano radicalmente e ci si sente scaraventati in un’altra dimensione.

Mi sono sentito come in un mondo parallelo, o per meglio dire in un vero e proprio sogno dove il mio corpo diviene d’un tratto irrilevante in uno spazio mai visto prima. Immaginate dunque un grande prato verde da cui svettano mura, archi, colonne e pilastri che, se pur incompiuti, dimostrano comunque tutta la loro imponenza.

Verrebbe voglia di stendersi su quel prato e farsi inghiottire dalle vertigini che una simile monumentalità può dare. Per informazioni più dettagliate, consultate questa pagina.

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Fotografia

Venusia: la storia davanti ai nostri occhi

L’antica Venusia, o almeno quel che ne rimane, è finalmente sotto ai miei occhi: l’anfiteatro, le terme, la domus, il complesso della SS. Trinità. Di fronte a uno spettacolo come questo, non posso fare a meno (ancora una volta) di domandarmi come sia possibile che un territorio splendido come la Basilicata sia ancora così mal collegato col resto d’Italia: tutti dovrebbero avere l’opportunità di raggiungere agilmente questa terra, per renderle il giusto omaggio.

Per maggiori informazioni vi rimando alla lettura di questa pagina.

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Fotografia

Basta seguire gli indizi

Il percorso dal castello al parco archeologico di Venosa è costellato di sorprese incastonate nei muri degli edifici posti lungo la strada. Sembra quasi di essere immersi in uno di quei giochi dove il protagonista deve cercare una serie di indizi per trovare la via di uscita.

IMG_5834Tracce del passato che ci mostrano l’antichità e l’importanza di Venosa, non senza il dubbio che in molti casi si tratti di materiale da riporto. A ben pensarci, la presenza di epigrafi e bassorilievi sui muri delle case a schiera sembrano mostrarci la direzione giusta per la meta finale.

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Viaggiare in Basilicata: il Museo Archeologico Nazionale di Venosa

Il castello di Venosa non è solo interessante per le sue vicissitudini storiche e architettoniche, ma anche perché a partire dal 1991 ospita il Museo Archeologico Nazionale della città omonima. La collezione è particolarmente ricca ed è distribuita lungo i due camminamenti seminterrati un tempo adibiti a collegamento tra i bastioni.

Durante la visita potrete ammirare numerosi reperti risalenti all’antica Venusia romana, ma anche l’attestazione della presenza umana in quella zona sin dalla preistoria. Particolarmente interessante la collezione relativa ad alcune epigrafi in ebraico, attestanti la presenta di una comunità stabilitasi a partire dal IV secolo d. C.

Per capire di più sulla nascita, sullo sviluppo e sulla conformazione stessa di quelle terre, ci sono dei pannelli che coadiuvano la fruizione del museo tramite immagini esemplificative e spiegazioni esaurienti. Per ulteriori approfondimenti, vi consiglio la lettura di questa pagina.

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Architettura, Fotografia, Viaggi

Il castello di Venosa: dal duca Pirro del Balzo ai giorni nostri

Il castello aragonese di Venosa è stato costruito per volere del duca Pirro del Balzo nel XV secolo, precisamente a partire dal 1470, nell’ottica di una più ampia ricostruzione della città lucana avvenuta anni prima, dopo la sua distruzione dovuta al terremoto del 1456. Il castello è sorto sul sito della cattedrale di San Felice, demolita e sostituita da un’altra edificata sempre nel XV secolo in una delle zone di espansione cittadine e dedicata a sant’Andrea apostolo.

Il castello di Venosa è divenuto poi la residenza del principe Carlo Gesualdo ed è giunto sino ai giorni nostri con delle modifiche sostanziali, tra cui la stessa destinazione d’uso visto che è la sede del Museo archeologico nazionale della città lucana. Oltre alla struttura quadrangolare e alle quattro torri cilindriche originali, il maniero è stato dotato successivamente di un fossato, di nuovi bastioni e di un loggiato interno.

Per ulteriori approfondimenti vi consiglio la lettura di questa pagina.

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In viaggio alla scoperta di Venosa

Quest’anno la meta per trascorrere la Pasquetta è stata scelta abbastanza in fretta. Data la vicinanza con le Giornate del FAI, avevo già dato un’occhiata ai luoghi da visitare e comunque sia, era da qualche anno che volevo visitare questa città: sto parlando di Venosa (Potenza).

Memore di un tentativo andato a vuoto due anni fa, finito con una delicatissima inversione a U in una strada provinciale ridotta a una mulattiera percorsa solo da un branco di cani randagi, stavolta ho preparato il viaggio in Basilicata senza fidarmi troppo delle numerose indicazioni stradali per Venosa presenti lungo le strade statali lucane. Il tragitto è stato il seguente: Castel del Monte – Spinazzola – Palazzo San Gervasio – Venosa.

Per quanto il tratto di S.S 168 compreso tra Palazzo San Gervasio e Venosa sia costellato di buche, consiglio agli appassionati di natura e paesaggio di percorrere questa strada poiché l’immersione tra verdi colline, querce, castani, mandorli e torrenti vale l’attenzione da porre nella guida. La giornata prevedeva la visita del castello aragonese con annesso museo archeologico, della casa di Orazio e del parco archeologico: un programma abbastanza ricco che vi mostrerò in modo più dettagliato nei post successivi.

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Matera, a passeggio per le vie del centro

Pomeriggio ormai inoltrato, il tramonto è quasi compiuto e la sera si avvicina. Le strade e le piazze del centro di Matera si riempiono di gente: le luci artificiali illuminano gli edifici, le ombre ne definiscono i contorni.

Adoro questa città, ci torno sempre volentieri e non posso che compiacermi nel vederla trasformata dalla prima volta che ci misi piede da bambino. Vederla così affollata, vissuta fino in fondo e percorsa in lungo e in largo non può che renderle giustizia.

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