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Ferula communis

ferula_communis (1)Azzurro, verde e giallo sono i colori prevalenti di una bandiera immaginaria, sotto il cui sventolio si estende una terra sconfinata. La Ferula Communis dà il meglio di sé tra la Primavera inoltrata e l’inizio dell’Estate, quando dal suo fusto verde si estendono i rametti da cui troneggiano i fiori di un giallo intenso.

ferula_communis (2)Viaggiando in Puglia non possiamo fare a meno di notare la presenza massiva di queste piante spontanee, soprattutto nel territorio della Murgia. Ultimamente sono rimasto sorpreso nel vederne una quantità enorme lungo la strada costiera per Manfredonia.ferula_communis (3)

Spesso pianta spontanea in quantità industriale è sinonimo di degrado, tuttavia data la vivacità dei colori della Ferula Communis e il suo impiego in lavori artigianali (il suo arbusto è duro e resistente), lascio volentieri ogni considerazione negativa e mi godo lo spettacolo della natura.

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Perlustrazioni murgiane

IMG_6174Non finirò mai di scoprire quanto sia variegato il panorama della Puglia, viaggiando lungo le strade provinciali dell’entroterra murgiano. Un paio di settimane fa avevo iniziato a esplorare la zona che si estende a partire dal bivio Spinazzola-Minervino lungo la S.P. 234, attirato dalle gigantesche pale eoliche che roteano in lontananza.

Complice una mattinata splendida, ieri sono tornato da quelle parti per inoltrarmi in una strada vicinale denominata “Dei passeggeri”. La Murgia e in generale la campagna pugliese conservano dei toponimi in alcuni casi evocativi di un passato che affonda le radici nell’antichità.

IMG_6150Considerazione storica a parte, percorrendo la S.V. Dei passeggeri in beata solitudine ho potuto godere dei colori della natura prima di tornare sui miei passi. Dopo aver percorso circa due km, ho trovato alla mia sinistra un bel bosco recintato con delle lunghe staccionate in legno: questa zona presenta, se pur a macchia di leopardo, delle fitte boscaglie che spezzano la continuità dei prati da cui emergono le rocce calcaree.

IMG_6165Dopodiché sono tornato indietro per inoltrarmi ancora lungo la provinciale 234, stavolta scollinando la salita ripida che si trova a poco più di 1 km dalla strada vicinale detta Dei passeggeri. Lasciata alla mia destra quella che mi è sembrata essere o una cava dismessa, oppure una dolina carsica, ho notato il rudere di una masseria fortificata a circa 200 mt da me.

Dato che non avevo più molto tempo a disposizione, mi sono fermato sulla sinistra all’ingresso di un’azienda agricola (o presunta tale visto che il luogo mi è sembrato abbandonato). Non ho fatto in tempo a scendere dall’auto che un branco di bei cagnoni randagi ha iniziato a correre verso il cancello, abbaiando come forsennati.

Nonostante io ami gli animali e in particolare i cani, ho preferito abbassare il finestrino e scattare foto rimanendo in auto. La situazione era abbastanza ridicola perché mentre zoomavo sulla masseria diroccata, cercavo di zittire i cani che nel frattempo non solo non la smettevano di abbaiare, ma aumentavano sempre di più.

“Shhhh state zitti! Fatemi finire di scattare le ultime foto e me ne vado!”: naturalmente il branco di cani randagi non era d’accordo con me. Dopo aver terminato il reportage, ho notato che la maggior parte dei cani era passata attraverso le sbarre del cancello, oppure più intelligentemente era saltata dal muretto a secco di recinzione e ormai circondava la mia automobile.

Bene, non dovevo fare altro che accendere il motore, ingranare la retromarcia e farmi strada prestando la massima attenzione a non investire quelle simpatiche bestiole. La ciliegina sulla torta è stata la visione di un cucciolo al seguito del branco.

Retromarcia riuscita pur con l’ansia di investire qualcuno, prima ingranata e con estrema lentezza ho imboccato la strada del ritorno, consapevole che i cani mi avrebbero inseguito solo fino a un certo punto, fin dove il loro istinto lo avrebbe consentito.

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Santa Maria di Siponto, un esempio di arte in movimento

santa_maria_di_siponto (2)Dedico anche questo post alla basilica di Santa Maria di Siponto, sito archeologico pugliese alle porte di Manfredonia (Foggia). Come ho scritto in precedenza, l’installazione realizzata da Edoardo Tresoldi che racchiude e allo stesso tempo delinea l’edificio di culto risalente al XII secolo si intitola “Dove l’arte ricostruisce il tempo”.

santa_maria_di_siponto (7)Osservando le fotografie che ritraggono la rete metallica, si nota come un effetto blur, in particolare una certa dissolvenza che tende a muovere il soggetto in questione. In un primo momento ero convinto che le foto fossero tutte venute male, ma solo in seguito ho capito che si trattava di un’illusione ottica.

È proprio grazie a questa strana coincidenza che mi sono soffermatosanta_maria_di_siponto (9) maggiormente sul nome dell’installazione “Dove l’arte ricostruisce il tempo”. Il fitto intreccio metallico restituisce infatti un’immagine dinamica in tutte le sue tre dimensioni: questo dinamismo ci induce a pensare al sito archeologico come qualcosa che è stato, che è ora sotto i nostri occhi e che sarà visitabile in futuro.

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Siponto: dove la realtà supera la fantasia

IMG_20160423_115307-01Avete presente le penne 3D con le quali creare da zero un oggetto di plastica, semplicemente disegnandolo nell’aria? Bene, ora immaginate un edificio interamente realizzato con una penna 3D: impossibile vero?

Di sicuro non è andata proprio così, ma l’effetto è questo. L’installazione metallica ideata da Edoardo Tresoldi, intitolata “Dove l’arte ricostruisce il tempo” tesa a valorizzare il sito archeologico di Santa Maria di Siponto (Foggia, Puglia), coniuga esigenze conservative e arte contemporanea.

IMG_20160423_115636-01L’installazione è stata presentata lo scorso 11 marzo ed è davvero un modo originale per attirare i turisti. Il fitto intreccio metallico che sovrasta e circonda i resti della basilica del XII secolo ci dà l’idea di come doveva apparire l’edificio.

 

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Tra mare e saline

IMG_20160421_165533-01Il tratto di strada che costeggia le saline di Margherita di Savoia ha un fascino particolare, poiché si costeggiano enormi distese di acqua color porpora, poi uno spazio sconfinato che assomiglia a un deserto di sale e poi ancora specchi d’acqua limpida che si perdono fin nell’entroterra. Questa zona, oltre a essere un importante centro di produzione industriale, ospita varie specie di uccelli migratori, ragion per cui è anche un’area protetta.

IMG_20160421_165450-01La strada in questione è la Statale 159, certamente un po’ troppo stretta per viaggiare velocemente, ma di indubbio interesse per via del paesaggio attraversato. Le automobili scorrono su una vera e propria striscia di terra tra il mar Adriatico e le saline di Margherita di Savoia e, soprattutto in direzione di Manfredonia, la natura è l’assoluta protagonista.

IMG_20160421_165557-01-01Oltre agli specchi d’acqua circoscritti dall’ingegno umano, si possono notare anche i macchinari utilizzati per la produzione del sale. Il paesaggio sembra pietrificato e dà l’impressione di trovarci in una sorta di gigantesco museo di archeologia industriale a cielo aperto.

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Pomeriggio al castello

Il castello di Bari è un monumento che racchiude secoli di dominazioni diverse, che a loro volta ne hanno influenzato lo stile architettonico e difensivo. Il maniero, infatti, è denominato il più delle volte come “svevo”, finendo per annullare le evidenti tracce normanne e quelle successive al periodo svevo, vale a dire angioine e aragonesi.

Entrare in questo luogo vuol dire isolarsi completamente dalla città, la quale scompare alle nostre spalle dopo aver varcato il portale d’accesso. Nelle giornate sferzate da un vento di Maestrale, la presenza del mare nelle vicinanze si fa sentire eccome.

Le raffiche di vento avrebbero potuto spazzarmi via, non prima però di aver scattato queste foto.

 

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Simboli e significati

Da millenni l’uomo ha sviluppato la capacità di mediare i contenuti attraverso i simboli: forme geometriche, caratteri alfanumerici ma anche gesti che rimandano a significati precisi. Il simbolo si fa portatore di un significato che come tale rimane immutabile: esso prescinde dal tempo, tanto meno dall’esposizione alle intemperie ed è per questo motivo che la pietra assume un ruolo centrale nella mediazione di questi contenuti.

La pietra può essere incisa, levigata, scolpita per dar forma a un concetto che deriva da lontano: di fronte a queste vere e proprie opere d’arte non posso che rimanere incantato.

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