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Fotografare la meraviglia altrui

img_8070Rami ormai secchi e intrecciati mi coprono la visualimg_8073e, devo farmi strada perché scorgo una luce accesa dietro quella finestra. Una turista intenta a scattare una foto con il suo smartphone al panorama che si gode da Castel del Monte: come darle torto?

Affacciati da quelle finestre ci si immedesima in un ipotetico abitante del castello, si percepisce la maestosità della costruzione e la vastità del panorama dominato dal maniero federiciano. Ho voluto così fotografare la meraviglia altrui, lo stupore nello scoprire qualcosa di eccezionale e la voglia di conservare un ricordo di quella visita.

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Fotografare le pietre: natura o scultura?

img_8192Camminare a testa bassa andando a caccia di pietre, siano esse allo stato naturale, oppure siano esse lavorate dall’uomo. Nel primo caso non posso non essere attirato dall’aspetto esteriore, spesso sorprendente ai miei occhi di profano: colori accesi, striature, stratificazioni, cristalli di quarzo o calcite…

Nel secondo caso, invece, rimango sempre meravigliato di fronte alla sapiente operaimg_8263 dell’uomo nel sagomare, tagliare, levigare il materiale grezzo. In campagna trovo pietre sempre differenti, lavorate in modo diverso a seconda della destinazione d’uso concepita da chi le ha tagliate in un determinato modo.

Vedo una pietra tagliata o sagomata e ammiro l’ingegno umano, individuo una roccia colorata, solcata dall’azione dell’acqua o incrostata di cristalli e ammiro la potenza della natura. Quando vado a caccia di pietre, penso sempre al postulato di Antoine-Laurent de Lavoisier: nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

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Fotografare i colori: caccia al giallo

JpegLa campagna pugliese mi ha offerto in quest’ultimo anno un sacco di spunti interessanti per esercitarmi nelle fotografie, tuttavia tra flora, fauna, paesaggi, trulli, pagliai, iazzi, masserie e quant’altro, il rischio di non dare la giusta rilevanza a ogni singolo soggetto è stato sempre dietro l’angolo. Per questo motivo, dopo la grande abbuffata iniziale, ho preferito fare una selezione di ciò che avrei immortalato, magari partendo da un solo particolare che rendesse più intrigante la “caccia”.p_20160917_135233_mt

Tra i miei colori preferiti c’è sicuramente il giallo, possibilmente scuro e carico di contrasti. Ecco allora che tra zoom e macro mi diverto a cercare ciò che mi ispira.

Per esempio, tra i soggetti che preferisco fotografare ci sono i licheni cresciuti sui tronchi degli alberi. Osservarli da vicino, ingrandire i dettagli più piccoli osservandone la forma di un giallo intenso che contrasta con il marrone della corteccia: tutto questo è sufficiente per puntare l’obiettivo e scattare.

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Castel del Monte, lungo il sentiero nel bosco: fine dell’escursione

img_8309Come ho scritto nell’ultimo post, la seconda escursione lungo uno dei sentieri che da Castel del Monte scende a valle era stata interrotta da un improvviso nubifragio che mi aveva costretto alla ritirata. Molte le cose interessanti che ho visto, troppi gli interrogativi rimasti senza risposta, altrettanta la voglia di tornare in questo luogo per terminare ciò che avevo iniziato.

Domenica pomeriggio il tempo è stato dalla mia parte, poiché c’erano solo poche nuvole sparse e un sole che picchiava duro: non mi aspettavo tanto caldo. Ovviamente prima di tornare al punto esatto del sentiero in cui la mia ricerca era stata interrotta, ho controllato tutti i particolari che avevo fotografato la volta precedente.

I dubbi sono rimasti gli stessi: i resti di un lungo muro, composti anche da grossi blocchi di pietra scura e visibilmente segnata dal tempo, l’emersione qua e là di ciò che sembra essere una strada antica. Arrivato al punto in cui mi dovetti fermare la volta precedente, ho proseguito la discesa lungo il sentiero fino alla fine.

Nel post precedente non ho fatto mistero della suggestione avuta perlustrando questo sentiero, in particolare degli accostamenti fatti dalla mia mente di ingenuo fotografo: ciò che resta del lungo muro mi fece ricordare le mura megalitiche di Altamura, in provincia di Bari.

img_8324Immaginate la mia curiosità quando, verso la fine del sentiero, ho fotografato un tratto di almeno 3 metri e mezzo di ciò che mi è sembrato essere un’altra porzione della strada antica vista e immortalata un centinaio di metri più indietro. Ricapitolando: un sentiero delimitato in corrispondenza del castello da due cippi muti, i resti di un lungo muro composto da blocchi anche molto grandi, i resti di una strada.

Se poi a tutto questo aggiungiamo quanto ho fotografato nel bosco che si sviluppa accanto a questo sentiero, in particolare la quantità incredibile di massi sparpagliati da un certo punto in poi e la cisterna venuta alla luce due anni fa, la mia fantasia prende il sopravvento. In prossimità di Castel del Monte (un’indicazione precisa al momento non esiste), sorgeva il monastero di Santa Maria del Monte, un luogo di cui si è desunta l’esistenza da un documento risalente al 1192.

Questo è quanto, con la passeggiata di ieri pomeriggio ho concluso l’esplorazione del sentiero e pur con tutti i dubbi relativamente a ciò che ho visto, rimane almeno la soddisfazione di un’ottima “battuta di caccia” fotografica.

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Il panorama pugliese da Castel del Monte

img_8221Dominare la situazione, avere tutto sotto controllo perché niente possa sfuggire. Il colpo d’occhio da Castel del Monte è notevole, dato che in giornate terse è possibile spaziare con la vista per diversi chilometri.

La costa pugliese con le città di Giovinazzo, Molfetta, Bisceglie, Trani, Barletta e Margherita di Savoia, l’entroterra con Corato e Andria che per un’illusione ottica dovuta alla prospettiva sembra fondersi con la vicina Barletta. Ancora più nell’interno, invece, è possibile intravedere Canosa di Puglia mentre in fondo si staglia placido il Gargano.

Ci si muove in circolo e come piccoli pianeti, i turisti ruotano attorno alla stella principale: il castello. Si lascia il lato mare e si passa a quello con vista campagna, con il Vulture e le cime della Basilicata che spuntano oltre i rilievi dell’Alta Murgia.

È divertente vedere i turisti che rimangono senza parole davanti a questo panorama sconfinato, cercando poi di indovinare i nomi delle città che si vedono in lontananza. Visitare Castel del Monte è anche un gioco, perché oltre agli imprescindibili aspetti storici, artistici, architettonici, questa è un’esperienza che coinvolge appieno gli amanti della fotografia.

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Castel del Monte e il richiamo del bosco – IV parte

img_8259Il secondo round dell’escursione nel bosco di Castel del Monte ha avuto luogo stavolta di pomeriggio, riservando altre curiosità e un finale impietoso per il sottoscritto. Prima un breve riepilogo: il giorno prima avevo fatto un lungo giro nell’intreccio di pini partendo dai muretti a secco che delimitano la strada statale ormai chiusa al traffico.

Prima di tornare indietro, avevo notato in fondo alla boscaglia una lunga striscia di terra completamente rischiarata dal sole. Una volta tornato su, ho cercato di capire la direzione per raggiungere quel tracciato, fino a trovarlo.

È presto detto, l’indomani mi sarei incamminato lungo quell’altra zona scendendo nuovamente nel bosco, ma da un’altra direzione. Prima di calarmi lungo il sentiero che passa nelle immediate vicinanze dei bagni pubblici, ho immortalato i due cippi completamente diversi l’uno dall’altro che delimitano l’inizio (o la fine a seconda dei casi) del percorso.

Lungi da me avventurarmi in ipotesi ardite, tuttavia la mancanza di iniziali, acronimi o qualsivoglia incisioni su entrambi i cippi fa pensare a due soluzioni: la semplice indicazione del sentiero, oppure del tracciato di una condotta idrica sottostante (cosa peraltro normale sulla Murgia).

img_8270Dopo aver scattato un paio di foto a un altro sentiero strettissimo che si perde in lontananza e che in prospettiva mi è sembrato la naturale prosecuzione di quello pochi metri più in basso, eccomi nuovamente alle prese col terreno accidentato e i massi affioranti dal sottosuolo murgiano. Dopo aver dato un’ultima occhiata al maniero che incombeva dall’alto, ho poi proseguito senza indugi.

La mia attenzione è stata immediatamente catturata dalla netta divisione del sentiero da parte di ciò che resta di un lungo muro e gli sporadici affioramenti di strati di roccia che dall’aspetto mi sono sembrati somiglianti ai resti di una strada antica. Una prima differenza rispetto a quanto trovato il giorno prima: i resti del muro divisorio sono composti di pietre scure, diverse quindi da quelle chiare e sparpagliate nel bosco perlustrato precedentemente.

JpegCiò che rimaneva di questo muro ha dunque due caratteristiche: la linearità del tracciato e la notevole dimensione dei massi di cui è costituito. In alcuni casi le rocce che ho potuto fotografare mi hanno sorpreso per la mole, al punto da farmi ricordare i resti delle mura megalitiche di Altamura, in provincia di Bari.

Naturalmente si è trattata solo di una similitudine dettata dalla suggestione del momento, non certo di un’ipotesi archeologica che mi guardo bene dall’avanzare. Proprio mentre stavo fotografando alcune di queste rocce, ecco che iniziano a cadere le prime gocce di quello che nel giro di due minuti sarebbe diventato un nubifragio.

Ora immaginate la scena: niente ombrello, una valanga d’acqua, terreno accidentato e una salita ripida da scalare per tornare al castello. Dopo qualche decina di metri a passo svelto, le mie gambe si sono ribellate e ormai fradicio mi son detto “chi se ne frega, sono zuppo ed è inutile affrettarmi”.

Dopo una breve pausa, rieccomi affrontare col fiatone la salita fino agli oltre 500 metri d’altezza di Castel del Monte. Automobile raggiunta con gli occhi socchiusi per via dell’acqua che grondava dai capelli, ma vuoi mettere la soddisfazione di aver esplorato un luogo così affascinante?

P.S.: Naturalmente tornerò per completare l’opera, sperando nella clemenza del tempo!

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Fotografia, Natura

Escursione nel bosco di Castel del Monte – III parte

img_8148Data la natura accidentata del terreno che mi ha impedito di proseguire dritto, sono stato costretto a scendere da un altro gradone naturale: qui la presenza di rocce aumenta in modo esponenziale. Nel giro di pochi metri, sono arrivato in un angolo di bosco talmente suggestivo da non poter fare a meno di fotografare questa singolare quanto incredibile molteplicità di massi: mai visti così tanti, dico davvero!

L’escursione solitaria è proseguita poi incontrando un ragno intento a tessere la sua tela. Eccomi di nuovo incantato davanti allo spettacolo della natura: dapprima immobile, poi rapidissimo nello spostarsi in lungo e in largo.

In fondo al bosco ho poi intravisto il chiarore della luce del sole che illuminava una striscia di terra, evidentemente un sentiero. Dato che era ormai tardi, ho deciso di tornare indietro ripromettendomi l’indomani di andare a perlustrare quell’altra zona del bosco.img_8168

Tornato dunque sui miei passi, è stata ancora una volta la natura a rapire del tutto la mia attenzione con le varietà di muschio trovate su rocce diverse. Tra una foto e l’altra, sono nel frattempo trascorse circa tre ore, ma potevo forse emergere dalla penombra della pineta senza altre distrazioni?

Ovviamente no e con la batteria della fotocamera a un passo dall’esaurimento, mi sono rilassato alla vista di un gruppo di persone a cavallo: eh certo perché a Castel del Monte si può anche arrivare così!

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