Fotografia

Castel del Monte e il richiamo del bosco – IV parte

img_8259Il secondo round dell’escursione nel bosco di Castel del Monte ha avuto luogo stavolta di pomeriggio, riservando altre curiosità e un finale impietoso per il sottoscritto. Prima un breve riepilogo: il giorno prima avevo fatto un lungo giro nell’intreccio di pini partendo dai muretti a secco che delimitano la strada statale ormai chiusa al traffico.

Prima di tornare indietro, avevo notato in fondo alla boscaglia una lunga striscia di terra completamente rischiarata dal sole. Una volta tornato su, ho cercato di capire la direzione per raggiungere quel tracciato, fino a trovarlo.

È presto detto, l’indomani mi sarei incamminato lungo quell’altra zona scendendo nuovamente nel bosco, ma da un’altra direzione. Prima di calarmi lungo il sentiero che passa nelle immediate vicinanze dei bagni pubblici, ho immortalato i due cippi completamente diversi l’uno dall’altro che delimitano l’inizio (o la fine a seconda dei casi) del percorso.

Lungi da me avventurarmi in ipotesi ardite, tuttavia la mancanza di iniziali, acronimi o qualsivoglia incisioni su entrambi i cippi fa pensare a due soluzioni: la semplice indicazione del sentiero, oppure del tracciato di una condotta idrica sottostante (cosa peraltro normale sulla Murgia).

img_8270Dopo aver scattato un paio di foto a un altro sentiero strettissimo che si perde in lontananza e che in prospettiva mi è sembrato la naturale prosecuzione di quello pochi metri più in basso, eccomi nuovamente alle prese col terreno accidentato e i massi affioranti dal sottosuolo murgiano. Dopo aver dato un’ultima occhiata al maniero che incombeva dall’alto, ho poi proseguito senza indugi.

La mia attenzione è stata immediatamente catturata dalla netta divisione del sentiero da parte di ciò che resta di un lungo muro e gli sporadici affioramenti di strati di roccia che dall’aspetto mi sono sembrati somiglianti ai resti di una strada antica. Una prima differenza rispetto a quanto trovato il giorno prima: i resti del muro divisorio sono composti di pietre scure, diverse quindi da quelle chiare e sparpagliate nel bosco perlustrato precedentemente.

JpegCiò che rimaneva di questo muro ha dunque due caratteristiche: la linearità del tracciato e la notevole dimensione dei massi di cui è costituito. In alcuni casi le rocce che ho potuto fotografare mi hanno sorpreso per la mole, al punto da farmi ricordare i resti delle mura megalitiche di Altamura, in provincia di Bari.

Naturalmente si è trattata solo di una similitudine dettata dalla suggestione del momento, non certo di un’ipotesi archeologica che mi guardo bene dall’avanzare. Proprio mentre stavo fotografando alcune di queste rocce, ecco che iniziano a cadere le prime gocce di quello che nel giro di due minuti sarebbe diventato un nubifragio.

Ora immaginate la scena: niente ombrello, una valanga d’acqua, terreno accidentato e una salita ripida da scalare per tornare al castello. Dopo qualche decina di metri a passo svelto, le mie gambe si sono ribellate e ormai fradicio mi son detto “chi se ne frega, sono zuppo ed è inutile affrettarmi”.

Dopo una breve pausa, rieccomi affrontare col fiatone la salita fino agli oltre 500 metri d’altezza di Castel del Monte. Automobile raggiunta con gli occhi socchiusi per via dell’acqua che grondava dai capelli, ma vuoi mettere la soddisfazione di aver esplorato un luogo così affascinante?

P.S.: Naturalmente tornerò per completare l’opera, sperando nella clemenza del tempo!

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