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Senza pestarsi i piedi

Un sabato mattina a Ruvo di Puglia, di ritorno dalla visita alla cattedrale e al suo ipogeo (lo chiamano così, ma non è altro che il succorpo). Sono appena 30 i chilometri che la separano da Bari, ma bastano per respirare un’atmosfera diversa, dove antico e moderno si mescolano senza pestarsi i piedi.

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Gargano, brevi riflessioni di viaggio

img_7866Orizzonti abbastanza vicini da essere sfiorati con la vista, il mare che come sempre ci regala una sensazione di calma. Sono fermo a Torre Mileto, in fondo si scorgono le isole Tremiti, in primo piano quella di San Nicola.

Non capitavo da queste parti da una vita, ero ancora bambino, quindi potrete immaginare quale meraviglia abbia provato di fronte a questo scenario. Mentre ero in auto, in più di una circostanza guardandomi intorno ho pensato come fosse davvero grande la Puglia.

In quel momento mi trovavo a circa 200 km di distanza da Bari e ad oltre 300 da Lecce. Intendo dire che mi sono soffermato su un pensiero in particolare: trovarmi sul Gargano e sapere che la bellezza di questa regione mi attende anche a centinaia di km di distanza da lì.img_7911

La suggestività dei luoghi è un tratto comune della Puglia, ma non si può evitare di notare la profonda differenza tra le aree del territorio. Una regione unica che contiene al suo interno tante regioni a sé stanti, ognuna con peculiarità tali che non possono sfuggire all’attenzione dei turisti, così come dei suoi stessi abitanti.

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Gargano, direzione Peschici: qui ho lasciato gli occhi

img_7889Puglia ora tocca di nuovo a te! Stavolta andiamo a nord dove ci attende il suggestivo Gargano con la sua fitta vegetazione, un mare di una bellezza ipnotizzante, panorami sconfinati e paesi pieni di vita. Innanzitutto un consiglio spassionato: se volete viaggiare magari non proprio velocemente, ma nemmeno perdendo tempo, senza il fastidioso mal d’auto in direzione di Rodi Garganico, Peschici e Vieste, seguite queste indicazioni.

Dopo aver imboccato la S.S. 693, prendete la S.P. 41 e giù dritto fino a Torre Mileto. Una volta arrivati lì, proseguite dritto costeggiando Capoiale e Foce Varano (un posto pazzesco) per poi lasciare alla vostra destra la provinciale 41 ed entrare in località Lido del Sole.

Questa deviazione vi consentirà di ridurre il numero di km da percorrere, senza inoltrarvi nell’interno. Adesso viene il bello: come si fa a rimanere concentrati alla guida, mentre l’attenzione viene catturata da un paesaggio talmente bello che è impossibile non fermarsi.

La sosta fotografica è d’obbligo, non tanto all’andata perché l’unico punto dove parcheggiare è lungo la direzione opposta, quanto al ritorno. Qui abbiamo tutto quel che serve: rocce che si protendono sulle acque mescolando il verde della vegetazione all’azzurro del mare, l’Adriatico che da laggiù ci osserva placido, Rodi Garganico che ci fa l’occhiolino.

Proseguire per Peschici è facile, tra qualche saliscendi e pochi tornanti, eccoci arrivati! Queste sono le immagini che come sempre spero possano invogliarvi ad andare a vedere questi posti coi vostri occhi.

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Ravenna, voglia di perdersi tra le strade

È ormai sera, il sole è quasi del tutto tramontato e i siti da visitare hanno chiuso i battenti già da un po’. Non avendo più una meta precisa, dimentico i piedi doloranti e imbocco strade a caso nel centro di Ravenna. La chiesa di San Giovanni Evangelista è stata l’ultima a essere visitata, nonché subito diventata il punto di partenza per una mini-esplorazione urbana.

Se nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino (come cantava Lucio Dalla), figuriamoci in quello di Ravenna! Il giro è stato spropositatamente lungo rispetto alle reali distanze tra il punto di partenza e quello di arrivo, spesso ci si è avvicinati al traguardo per poi allontanarci nuovamente.

Quando il tempo a disposizione è poco, preferisco camminare, ammirare, curiosare il più possibile.

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Ravenna, un’esperienza da rifare!

Ci si è messo il traffico, un super temporale e un viaggio durato più a lungo del previsto, ma alla fine siamo arrivati in una città fantastica: Ravenna. Da Pesaro a Rimini è stato un gioco da ragazzi, ma il traffico caotico all’altezza di Misano Adriatico e un temporale immane hanno finito per sballare definitivamente la tabella di marcia.

Il programma iniziale di visitare prima il centro, per poi spostarsi verso Classe lungo la strada del ritorno è miseramente fallito, ma per ottimizzare i tempi e non rinunciare a nulla ho invertito le priorità. Lungo la SS 16, infatti, l’uscita per Classe ha fatto accendere la classica lampadina: fermiamoci prima qui e poi proseguiamo per Ravenna!

Così è stato, gli occhi e il cuore sono andati in tilt davanti a Sant’Apollinare in Classe e una volta giunti a Ravenna abbiamo fatto una full immersion tra la Basilica di San Vitale, il Mausoleo di Galla Placidia, il Battistero Neoniano, il Duomo, Sant’Apollinare Nuovo, San Giovanni Evangelista. Purtroppo il tempo perso all’andata ha condizionato alcune scelte e a causa degli orari di chiusura dei siti abbiamo dovuto rinunciare al Mausoleo di Teodorico e alla tomba di Dante Alighieri: ecco un’ottima scusa per tornare!

Poco male se da volerci rimettere in viaggio di pomeriggio poi siamo rimasti in città fino a sera: la giornata lunghissima si è conclusa con un’ottima cena a base di pesce in piazza del Popolo. Di seguito la galleria di immagini, una semplice testimonianza che spero riesca a rendere l’idea di quanto ci sia da vedere lì.

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Urbino, tra realtà e fantasia

IMG_20160807_183805Giusto il tempo di parcheggiare l’auto nell’area mercatale, scendere e alzare lo sguardo per godermi lo spettacolo. Un regno fatato, uno scenario fantastico che per un attimo non può non farti chiedere se tutto questo esista davvero.

IMG_20160807_182520Ok, Urbino ho avuto modo di ammirarla in fotografia tante volte, quindi in teoria sarei dovuto arrivare preparato all’impatto visivo. Invece non è andata così, perché i miei occhi non riuscivano a contenere quella visione: si chiama suggestione!

Come primo appuntamento, non poteva mancare la visita alla Galleria nazionale delle Marche (qui il link) dove, tra i tanti capolavori esposti, ricordo La flagellazione di Piero della Francesca, La città ideale, La resurrezione di Cristo di Tiziano Vecellio. Viaggiare, conoscere, vedere da vicino, memorizzare, ricordare.

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I silenzi di Urbino

IMG_7663Camminare per le strade deserte di Urbino, udire di tanto in tanto una voce o scorgere un passante: un silenzio e un senso di solitudine che mi hanno sorpreso. Entro nel centro storico dal Palazzo ducale rivolgendo lo sguardo in su dove il cielo è sagomato dalla mole dell’edificio.

Si ode un tuono, poi due, poi ancora un altro: piove. Sotto il portico di fianco al Duomo, un gruppo di religiosi africani intona un canto che spezza l’atmosfera irreale, propagandosi nell’aria finendo per riempire quegli spazi muti.

Prima di mescolarmi tra la gente, ho fatto un’immersione nel quadrilatero compreso fra il Palazzo ducale, l’Università degli Studi “Carlo Bo”, la chiesa di San Domenico, per poi sbucare nuovamente davanti al punto di partenza. Urbino è una città universitaria, l’inizio di agosto da questo punto di vista è un periodo morto e me ne sono accorto camminando lungo queste strade.

Il rumore dei passi è accompagnato solo dal vento che sferza i muri disegnati di edifici apparentemente abbandonati, che ritorneranno nel mondo dei vivi alla ripresa delle lezioni universitarie.

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Pomeriggio leccese

lecce_puglia (1)Passeggiare nelle vie del centro storico di Lecce, dimenticando il caldo torrido che non dà tregua. Il sole tramonta al di là della maestosa Porta Napoli, un signore balza da un bar lì vicino per afferrare il suo cagnolino che abbaiando all’impazzata si è fiondato contro un suo simile.

La camminata pomeridiana prosegue lungo via Giuseppe Palmieri, in direzione del Duomo. Scorci, curiosità, angoli nascosti che meritano di essere scoperti in silenzio e poi l’inevitabile bagno di folla.

Una piazza gremita, il tufo leccese illuminato dal tramonto, sguardi che si incrociano e smartphone puntati verso l’alto. Anche i viaggi di lavoro meritano di essere immortalati e raccontati.

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La cattedrale di Nola

nola_cattedrale (5)Una storia ultracentenaria andata completamente in fumo, bruciata come un foglio di carta appallottolato con rabbia e scaraventato nel caminetto ancora acceso. La cattedrale di Nola dedicata a Santa Maria Assunta, il cui impianto originale risale al XIV secolo, fu ricostruita una prima volta nel XVI dopo il rovinoso crollo, per poi diventare vittima della mano dell’uomo.

Distrutta, data alle fiamme nel 1861, fu completamente ricostruita tra la seconda metà dell’800 e l’inizio del ‘900. In questa sua nuova vita, essa si mostra maestosa e solenne come si conviene a una chiesa poi elevata a basilica minore.

Quando ci ho messo piede, non ho creduto ai miei occhi: uno spazio che non lascia trasparire la modernità dell’impianto, enorme e arioso, decorato nei minimi dettagli al punto da domandarsi se non ci si trovi catapultati nella cattedrale di qualche capitale europea. Passato e presente sono uniti però da una tragedia: il rogo del 1861 è una verità dolorosa.

nola_cattedrale (3)Per comprendere la drammaticità di quella notte, basta sollevare gli occhi sulla controfacciata e osservare la potenza evocativa dell’affresco realizzato da Gaetano D’Agostino. Girando tra le navate, lungo il transetto, scendendo nella cripta, osservando gli altorilievi non si può non ringraziare la sorte per aver risparmiato dalla cenere almeno parte dei capolavori contenuti nella “vecchia” cattedrale.

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Cimitile: la storia è qui

cimitile_basiliche_paleocristiane (2)Cimitile è un piccolo paese in provincia di Napoli, confinante con la più grande Nola e possiede un patrimonio storico-artistico invidiabile: le basiliche paleocristiane. Un vero e proprio museo archeologico a cielo aperto, in cui la storia si manifesta davanti agli occhi in tutta la sua solennità.

Le basiliche consentono al visitatore di vedere concretamente l’evoluzione di un’area, la sua trasformazione nel corso dei secoli in base ai differenti stili architettonici susseguitisi a partire dal III fino al XVIII secolo, senza contare i restauri compiuti nell’800 e nel ‘900. A impreziosire la visita ci pensa la rilassante cornice verde del parco, che crea un contrasto suggestivo con le murature degli edifici ancora integri e le rovine.

San Felice, San Giovanni, Santo Stefano, la cappella di Santa Maria degli Angeli, San Calionio, i SS. Martiri: un’area vastissima comprende tutti questi edifici di culto. Entriamo nella basilica di San Felice: qui la stratificazione storica, artistica e architettonica è evidente ovunque.

cimitile_basiliche_paleocristiane (12)Pitture murali, mosaici dorati, tombe, un piccolo antiquarium con reperti vari, ambenti collegati l’uno all’altro e sovrapposti lasciano intravedere ciò che è rimasto delle costruzioni precedenti. Una volta fuori, non ci si può esimere dal guardarsi intorno per cercare altre tracce di un passato mai così evidente.

Un luogo suggestivo, dove la storia è contestualizzata nello stesso spazio in cui si è sviluppata.

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