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Fotografare dopo il temporale: le saline di Margherita di Savoia

img_3952L’acqua come tratto che accomuna le foto scattate nel weekend, il temporale che puntualmente ha provato a sconvolgere i miei progetti, ma che alla fine è diventato una fonte d’ispirazione. Dalle nubi incombenti su Castel del Monte, mi sono diretto a un altro luogo interessante da fotografare in qualsiasi condizione: le saline di Margherita di Savoia.

Soltanto nell’ultimo anno, praticamente da quando è iniziata quest’avventura su WordPress, mi sono accorto della quantità di tempo e chilometri che un fotografo deve dedicare allo sviluppo della sua passione. Nonostante sia consapevole delle spese sensibilmente lievitate, la sola sensazione che mi trasmette il mettermi in auto e raggiungere un luogo da fotografare mi fa dimenticare tutto il resto.

Una volta giunto a Margherita di Savoia mi pongo il solito dubbio: dove parcheggiare per poter scattare qualche foto in pace? La strada che costeggia le saline è stretta, piena di curve e molto trafficata perché è uno dei principali collegamenti col Gargano.

Le saline sono esattamente dalla parte opposta alla mia direzione di marcia e gli unici punti in cui potersi fermare sono le sporadiche piazzole di sosta lungo il percorso: urge un’inversione a U, ma facendo molta attenzione! Dopo aver infranto a fin di bene il Codice della Strada, eccomi finalmente pronto a sfoderare la reflex.

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Il temporale abbattutosi nell’ultima ora ha lasciato anche qui i suoi segni e il sole che fa capolino da dietro le nubi finisce per illuminare le saline con un riflesso dorato. Il vento fa muovere velocemente le acque, il temporale nel frattempo si è spostato verso l’interno.

Da qui si gode di una vista sconfinata: da una parte i rilievi della Murgia, dall’altra quelli del lontano Sub Appennino, da un’altra parte ancora è ben visibile la vicina Trinitapoli e sullo sfondo la sagoma imponente del Vulture. I colori del temporale si adattano perfettamente a questo luogo, conferendo un’atmosfera silente e in forte contraddizione col rumoroso traffico delle auto in transito.

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Fotografare dopo la pioggia: Castel del Monte

img_3948In questi ultimi due weekend il tempo non è stato affatto clemente, data la pioggia incessantemente caduta sulla mia voglia di fotografare. Un nubifragio tanto violento, quanto rapido nell’esaurirsi: nel giro di venti minuti è terminato, lasciandosi alle spalle un territorio fradicio d’acqua.img_3949-2

La strada da Andria a Castel del Monte sembrava lo scivolo di un parco di divertimenti, con le auto che viaggiavano sui saliscendi allagati, come ragazzini lanciati lungo scivoli bagnati. Le pozzanghere ai piedi del maniero sono troppo piccole per contenere il suo riflesso, ma la luce del tramonto e le nuvole incorniciano alla perfezione questo luogo.

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Fotografare la meraviglia altrui

img_8070Rami ormai secchi e intrecciati mi coprono la visualimg_8073e, devo farmi strada perché scorgo una luce accesa dietro quella finestra. Una turista intenta a scattare una foto con il suo smartphone al panorama che si gode da Castel del Monte: come darle torto?

Affacciati da quelle finestre ci si immedesima in un ipotetico abitante del castello, si percepisce la maestosità della costruzione e la vastità del panorama dominato dal maniero federiciano. Ho voluto così fotografare la meraviglia altrui, lo stupore nello scoprire qualcosa di eccezionale e la voglia di conservare un ricordo di quella visita.

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Fotografare le pietre: natura o scultura?

img_8192Camminare a testa bassa andando a caccia di pietre, siano esse allo stato naturale, oppure siano esse lavorate dall’uomo. Nel primo caso non posso non essere attirato dall’aspetto esteriore, spesso sorprendente ai miei occhi di profano: colori accesi, striature, stratificazioni, cristalli di quarzo o calcite…

Nel secondo caso, invece, rimango sempre meravigliato di fronte alla sapiente operaimg_8263 dell’uomo nel sagomare, tagliare, levigare il materiale grezzo. In campagna trovo pietre sempre differenti, lavorate in modo diverso a seconda della destinazione d’uso concepita da chi le ha tagliate in un determinato modo.

Vedo una pietra tagliata o sagomata e ammiro l’ingegno umano, individuo una roccia colorata, solcata dall’azione dell’acqua o incrostata di cristalli e ammiro la potenza della natura. Quando vado a caccia di pietre, penso sempre al postulato di Antoine-Laurent de Lavoisier: nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

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